Convivio

BUONE CONDIZIONI

PREZZO : EUR 20,00€
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Autore: Note di:
EDITORE/PRODUTTORE :
COLLANA/SERIE : , 483-486
DISPONIBILITA': In esaurimento


TITOLO/DENOMINAZIONE:
Convivio
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COLLANA/SERIE:
, 483-486

ANNO:
1952

DISPONIBILITA':
In esaurimento

CARATTERISTICHE TECNICHE:
384 pagine
Brossura
cm 10,5 x 16 x 2
gr 213

NOTE:
VOLUME IN BUONE CONDIZIONI

DESCRIZIONE:

Indice:
pag. 5 Nota
TRATTATO PRIMO
15 Cap. I. Invito di coloro che hanno fame di sapere a un simbolico "convivio" in cui vivanda saranno quattordici canzoni, e pane la loro spiegazione. In che cosa il Convivio differisa dalla Vita nuova. L'autore si scusa di un difetto dell'opera
20 Cap. II. Motivi per cui è lecito parlare di sé nella propria opera
25 Cap. III. Se lo scritto apparirà a taluni difficile da comprendere, l'autore è da scusare, perché vuole, con la gravità dell'opera, accrescere la propria autorità, scossa dalle vicende dell'esilio
29 Cap. IV. Continua lo stesso argomento
33 Cap. V. Motivi per cui il commento delle canzoni è in volgare e non in latino: un commento deve esser servo delle canzoni
36 Cap. VI. Continua lo stesso argomento
38 Cap. VII. Continua lo stesso argomento
42 Cap. VIII. Secondo motivo dell'aver scelto il volgare è che esso può essere inteso da più gente che il latino
46 Cap. IX. L'efficacia di un dono dipende infatti dalla futilità della cosa (qui, l'uso del volgare), e dal non esserne stato richiesto
48 Cap. X. Terzo motivo è l'amore di Dante per il proprio linguaggio
52 Cap. XI. Le ragioni per cui gli italiani stupidamente disprezzano la propria lingua, mentre elogiano l'altrui
58 Cap. XII. Cause dell'amore di Dante per il volgare e previsioni sul suo glorioso avvenire
TRATTATO SECONDO
67 Canzone prima: "Voi che 'ntenendo il terzo ciel movete"
70 Cap. I. I quattro sensi: letterale, allegorico, morale, anagogico, in cui gli scritti si debbono intendere
74 Cap. II. In che occasione e per chi fu composta la prima canzone. Parti in cui è divisa
77 Cap. III. Notizie intorno all'ordine dei nove cieli mobili e dell'Empireo, con particolare riguardo al terzo cielo, che è quello di Venere
83 Cap. IV. Opinioni intorno alla natura e al numero degli angeli. Perché l'uomo non può avere nozioni sicure di ciò
87 Cap. V. Ordini e gerarchie angeliche, con particolare riguardo a quelle motrici del terzo cielo
93 Cap. VI. Spiegazione letterale della prima stanza della canzone
97 Cap. VII. Spiegazione letterale della seconda stanza della seconda parte della canzone. Lotta tra l'antico e il nuovo pensiero amoroso
100 Cap. VIII. Intorno all'immortalità dell'anima
105 Cap. IX. Spiegazione letterale della terza stanza della seconda parte della canzone. Effetto degli sguardi della donna amata
108 Cap. X. Spiegazione letterale della quarta stanza della seconda parte della canzone. Lo "spiritello d'amore" gli comanda
112 Cap. XI. Spiegazione letterale della terza parte della canzone. Cenni sul nome "tornata"
114 Cap. XII. Dopo la morte di Beatrice, Dante si diede allo studio della filosofia, e come tale raffigurò la donna gentile già cantata in una precedente canzone
118 Cap. XIII. Parallelo fra cieli e scienze. Il cielo di Venere è preso a simbolo della retorica
127 Cap. XIV. Ancora dello stesso argomento. Ipotesi sull'origine della Galassia
133 Cap. XV. L'autore fa l'ipotesi che i motori del terzo cielo siano gli scrittori che, con la loro arte del dire, lo innamorarono della Filosofia. Come ben si addicano alla donna gentile tutti gli attributi della Filosofia
TRATTATO TERZO
139 Canzone seconda: "Amor che ne la mente mi ragiona"
143 Cap. I. Motivi che spinsero Dante a celebrare la donna gentile con la predetta canzone. Sua divisione in tre parti
146 Cap. II. Spiegazione letterale della prima stanza. Che cosa abbia inteso con le parole "mente" e "amore"
152 Cap. III. Come l'amore si manifesti nelle varie creature e nell'uomo. Impossibilità delle parole a esprimere i sentimenti
156 Cap. IV. Continua la spiegazione. Dell'incapacità dell'intelletto umano, e quindi di Dante medesimo, di comprendere certi argomenti
160 Cap. V. Suddivisione della seconda parte della canzone in tre parti, la prima delle quali si spiega. Cosa l'autore abbia inteso per "mondo", e come il Sole giri intorno alla Terra. Le due ipotetiche città di Lucia e Maria
168 Cap. VI. Spiegazione letterale della stanza seconda. Si loda la donna gentile secondo l'anima e secondo il corpo
172 Cap. VII. La virtù divina scende negli umani secondo l'attitudine che ciascuno ha a riceverla. Spiegazione letterale della stanza terza, che vanta soprattutto le virtù spirituali della donna, grandi in sé ed utili agli altri
178 Cap. VIII. Spiegazione letterale della stanza quarta, dove si elogiano le doti fisiche della donna. Come l'anima si manifesti nel viso, specialmente negli occhi e nella bocca, e come la bellezza della donna gentile sia ispiratrice di buoni pensieri e distruggitrice di vizi
185 Cap. IX. Spiegazione letterale dell'ultima parte della canzone. Si giustifica la contraddizione esistente fra il giudizio della donna gentile dato da Dante in questa canzone, ora, e in altra, precedentemente. La variata condizione dell'anima gli rese possibile dare due giudizi diversi
190 Cap. X. Continua lo stesso argomento
193 Cap. XI. Inizio della spiegazione allegorica. La donna gentile è la Filosofia. Definizione di filosofo e di Filosofia
199 Cap. XII. Spiegazione allegorica delle stanze prima e seconda. La Filosofia è perfetta in Dio, e quasi connaturata in lui; minore nelle altre intelligenze celesti
204 Cap. XIII. Continua la spiegazione. Partecipazione dell'intelligenza umana alla Filosofia
208 Cap. XIV. Allegoria della stanza terza. Elogio della Filosofia rispetto alla sua forma, che è Amore, superiore a tutte le altre forme d'amore
213 Cap. XV. Allegoria della stanza quarta. Elogio della Filosofia, come Sapienza. Esortazione a intraprenderne lo studio e ad onorare coloro che ad essa si dedicano. Le ragioni per le quali la Filosofia poté apparire a Dante "fera e disdegnosa" come la chiamò in altra canzone
TRATTATO QUARTO
223 Canzone terza: "Le dolci rime d'amor ch'i' solia"
229 Cap. I. Spinto dalla sua donna - la Filosofia - Dante compone la canzone terza, che verte sull'argomento della vera nobiltà. Il signiflcato, qui, è solo letterale, e non allegorico
232 Cap. II. Divisione della canzone in due parti: proemio e trattato. Il proemio viene a sua volta diviso in tre parti, la prima delle quali spiega perché Dante non intenda cantare d'amore; la seconda, in che modo gli convenga trattare l'argomento della nobiltà; la terza, come egli si appelli alle dimostrazioni filosofiche per comprovare la sua tesi
237 Cap. III. Suddivisione del trattato in tre parti, vertenti: la prima, sulle false opinioni intorno alla nobiltà; la seconda, sull'opinione di Dante stesso; la terza, posta a commiato. L'autore si accinge a esaminare l'autorità imperiale e quella del filosofo, prendendo spunto dalla critica a un giudizio di Federico II e di Aristotile
239 Cap. IV. Necessità dell'autorità imperiale per il fine della comune felicità. Il popolo romano fu dotato da Dio delle virtù indispensabili a tale missione. La forza fu strumento necessario al fine. L'unificazione e la pace stabilite nel mondo da Roma furono preparazione alla venuta di Cristo
244 Cap. V. Continua lo stesso argomento. Esempi di nobili romani
250 Cap. VI. Dell'autorità della Filosofia. Distinzione fra le scuole degli Stoici, degli Epicurei, degli Accademici e dei Peripatetici. La Filosofia, il cui massimo rappresentante è Aristotile, merita fede e obbedienza, e la sua autorità, unita a quella imperiale, è necessaria a raggiungere la perfezione
256 Cap. VII. Della errata opinione del volgo, secondo la quale è nobile chi discende da nobili antenati, anche se per se stesso è vile e privo di virtù
261 Cap. VIII. Si confuta che, dissentendo dall'opinione del filosofo e dell'imperatore circa la nobiltà, Dante sia venuto meno al rispetto dovuto alle loro autorità
266 Cap. IX. Si osserva che l'asserzione di Aristotile riguardava i giudizi formati secondo la ragione. Si rilevano i compiti dell'imperatore, al quale non spetta la definizione di nobiltà
272 Cap. X. Si può quindi confutare l'opinione dell'imperatore riguardo alla nobiltà, che egli basata ritiene sulla ricchezza e le belle maniere. La ricchezza, infatti, per essere vile, non può conferire quella nobiltà che essa stessa non possiede
276 Cap. XI. Della viltà delle ricchezze: i mali modi con li quali vengono acquistate, e come più spesso esse siano dei cattivi che dei buoni
280 Cap. XII. Le ricchezze sono fonte di pericolo, perché il desiderio di esse cresce sempre. È vero che anche per la scienza avviene lo stesso, ma in tutt'altro modo
287 Cap. XIII. Nella scienza, infatti, il desiderio si estende ai diversi campi di essa, e ognuno appaga lo spirito, mentre le ricchezze non appagano mai. Inoltre, mentre il possesso della scienza è causa di bene, quello delle ricchezze è causa di mali, tranne quando siano elargite altrui
292 Cap. XIV. Nemmeno il tempo è cagione di nobiltà. Contraddizioni che si incontrano nel sostenere questa tesi. Se così fosse, fra le cause di nobiltà si dovrebbe ammettere la dimenticanza delle malefatte dei progenitori
297 Cap. XV. Se si sta all'asserzione che uno non può essere nobile se non è nato da padre nobile, bisognerebbe ammettere che gli uomini siano tutti vili o tutti nobili, a seconda del primo comune parente. Oppure si dovrebbero ammettere due progenitori, il che è contrario sia alla nostra religione che a quella dei pagani. Gli uomini sono dunque tutti di una sola specie, e solo chi ha qualche interesse a negarlo afferma il contrario
302 Cap. XVI. Commento della seconda parte della canzone. Origine della parola "nobile". La nobiltà di un uomo va ricercata negli effetti che esso produce
306 Cap. XVII. Elenco deÌìe undici virtù morali, secondo Aristotile. Marta e Maria prese a simboli delle due felicità terrene: l'attiva e la contemplativa. Le virtù morali spettano alla prima, le intellettuali alla seconda
310 Cap. XVIII. Si deduce che la vera nobiità è fonte di virtù, come effetto dalla sua causa
313 Cap. XIX. La nobiltà comprende, oltre le doti morali e intellettuali, anche le buone disposizioni e passioni e le doti fisiche. A dimostrazione di ciò si parla della vergogna, che è segno di nobiltà pur non essendo né morale né intellettuale, ma una lodevole passione
316 Cap. XX. Ogni virtù procede quindi da nobiltà, che è dono concesso da Dio a quelle anime che sono ben disposte a riceverlo, e non privilegio di razza. Quindi la nobiltà umana è "seme di felicità" in quanto tale felicità ci proviene dalle virtù che nascono da essa
320 Cap. XXI. Come la nobiltà penetri in noi, attraverso la generazione e la creazione dell'anima intellettiva, più o meno perfetta a seconda delle disposizioni del corpo. Lo Spirito Santo elargisce i suoi doni a seconda del grado di preparazione dell'anima
325 Cap. XXII. Per fare cosa utile ai lettori, Dante vuol spiegare cos'è questa felicità, fine della vita umana. Seguendo Aristotile, Dante ammette nell'uomo l'"hormén", o appetito dell'anima, rivolto prima solo a se stesso, poi alle parti più nobili di se stesso (intelletto e volontà), e infine alla parte speculativa della propria anima, nella quale si trova il maggior grado di beatitudine. Però nel mondo non si può giungere al grado perfetto di speculazione, come è dimostrato dall'esempio delle tre Marie al sepolcro
331 Cap. XIII. Le quattro età della vita umana: adolescenza, gioventù, "senettute" e "senio", che sono come un arco ascendente e discendente della vita, al centro delle quali è il punto medio in cui stanno gli uomini "perfettamente naturati", come Cristo, che morì a quell'età. La divisione delle eta è simile a quella dell'anno in stagioni e del giorno in ore canoniche
336 Cap. XXIV. Limiti di ogni età; all'adolescenza si addicono in particolare obbedienza, soavità, vergogna, "adornezza" corporale. Si ragiona dell'obbedienza
342 Cap. XXV. Della soavità; della vergogna sotto gli aspetti di stupore, pudore e verecondia. Della bellezza del corpo. Piacere che l'armonia della bellezza dona a chi la vede
347 Cap. XXVI. Doti della gioventù sono: temperanza, fortezza, amore, cortesia, lealtà. È preso ad esempio il carattere di Enea descritto da Virgilio
351 Cap. XXVII. Alla "senettute" si addicono: prudenza, giustizia, liberalità e affabilità. L'uomo, perfetto in sé, si rende utile anche al prossimo. La favola ovidiana di Eaco e Cefalo
358 Cap. XXVIII. Al "senio" convengono: il tornare col cuore alla religione e il godere del ricordo della vita passata, se è stata buona. La morte è pace e felicità per chi ha bene operato. Si prende ad esempio Marzia, moglie di Catone, che a lui tornò nella vecchiaia, secondo quanto è narrato da Lucano
363 Cap. XXIX. Si confutano due obiezioni: di chi, disceso da buoni antenati ma degenere, pretende di rappresentarli, mentre li disonora; e di chi, rifacendosi all'opinione di Dante che la nobiltà è individuale e non di schiatta, nega l'esistenza di tale nobiltà
366 Cap. XXX. Breve commento del commiato della terza canzone, e raccomandazione, a tutti coloro che amano la Filosofia, affinché ne mettano a frutto i buoni insegnamenti


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